|
L’Inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità della Serva di Dio
Luisa Piccarreta ha avuto un iter molto travagliato, sia per la vicenda dolorosa
della requisizione dei suoi manoscritti nel 1938 da parte dell’ex Sant’Uffizio,
sia per un’impostazione viziata data alla suddetta Inchiesta.
Esplicito il pensiero. In questi ultimi trent’anni ci si è preoccupati più di far
conoscere gli scritti della Serva di Dio e la dottrina che da essi ne deriva, e
meno la sua vita santa, credendo che l’approfondimento e la diffusione del suo messaggio
bastassero a dimostrare la sua santità. Ma noi sappiamo che per il riconoscimento
delle virtù e della fama di santità occorrono testimonianze, dirette e indirette
(di chi, cioè, testimonia “per sentito dire”),capaci di dimostrare che il candidato
alla canonizzazione sia stato eroico nell’esercizio delle virtù teologali e cardinali.
Quando l’11 febbraio 2001 successi nell’incarico di Postulatore della Causa di beatificazione
e canonizzazione della Serva di Dio a mons. Felice Posa (che nel gennaio 2001 aveva
rimesso il mandato nelle mani dell’Arcivescovo mons. Giovan Battista Pichierri),
stando al parere del predetto Postulatore e del Tribunale Ecclesiastico, detta Causa
era ormai praticamente ultimata, tanto che nel 1997 si stava già pensando alla data
di chiusura.
Tuttavia lo studio della documentazione reperita fino a quel momento mi convinse
che la trattazione delle singole virtù e la corposità di quanto raccolto in sede
processuale apparivano scarne, nel senso che le poche testimonianze escusse e i
documenti assunti non avrebbero potuto dare il giusto contributo per il riconoscimento
della santità di vita e delle virtù esercitate eroicamente da parte di Luisa.
Di qui anche la necessità di costituire la Commissione Storica al fine di una più
approfondita ricerca e di un riordino e reperimento di ulteriori documenti inerenti
alla Serva di Dio.
Circa l’esiguità degli appena 10 testi escussi nelle 14 sessioni, la motivazione
è da attribuirsi al fatto che in precedenza, essendo i testimoni diretti molto avanzati
negli anni, erano già state raccolte da parte di padre Bernardino Giuseppe Bucci,
su mandato dell’arcivescovo mons. Giuseppe Carata, un centinaio di dichiarazioni
extra-processuali. Pur senza togliere merito e valore all’impareggiabile lavoro
compiuto nel tempo dal suddetto padre Bucci, passando in rassegna i nominativi dei
testimoni in questione, si è cercato di individuare quelli che erano ancora in vita,
in modo da riascoltarli in sede processuale ed approfondirne le dichiarazioni, in
quanto molte risultavano povere di contenuto o, addirittura, ripetitive. Esse si
soffermavano soprattutto su annotazioni di persone che si recavano da Luisa per
impetrarle preghiere per casi di sofferenze e malattie personali e familiari, sull’attestazione
di alcune grazie e favori avvenuti per sua intercessione, sugli avvenimenti straordinari
ruotanti attorno al decesso, sul fenomeno del suo corpo che non poté essere disteso,
lasciandolo nella posizione di chi è seduto, così come la Serva di Dio era rimasta
per tantissimi anni, tanto che la bara fu modellata tenendo conto di quella posizione,
e sui funerali imponenti della medesima. L’accentuazione data nella maggior parte
di esse alla straordinarietà dei fenomeni, denotava una insufficiente evidenziazione
dell’esercizio delle virtù teologali e cardinali che resero grande e più vicina
a noi la Serva di Dio nella sua vita ordinaria: si pensi alla sua carità, alla sua
amabilità, alla sua premura nel consolare e riconciliare i cuori.
Aperta da mons. Carmelo Cassati il 20 novembre 1994, l’Inchiesta Diocesana finalmente
si chiuderà domani, 29 ottobre 2005, con la quarantunesima e ultima Sessione, per
poi trasmettere gli atti processuali, rilegati in 18 grossi volumi, presso la Congregazione
delle Cause dei Santi il prossimo 7 novembre.
Il lungo intervallo dalla XIV sessione del 1997 al 2001 è dovuto a tanti fattori:
l’avvicendarsi dei vescovi al governo dell’Arcidiocesi; difficoltà interne allo
stesso Tribunale per le rinunce dei membri (come avanti accennato parlando del Postulatore)
e le conseguenti sostituzioni; infine la gran mole di lavoro richiesto per riordinare
le testimonianze della fase pre-processuale e seguente. In questo lavoro si sono
distinti per zelo e competenza i membri della Commissione Storica e del Tribunale
Ecclesiastico, nelle persone del Giudice Delegato, mons. Pietro Ciraselli, del Promotore
di Giustizia, padre Bernardino Giuseppe Bucci, del Notaio Attuario, dott. Cataldo
Iurillo e del Notaio Aggiunto, la sig.ra Vincenza Arbore. Un grazie particolare
va anche rivolto alla prof.ssa Antonietta Abbattista.
Quest’ultimo periodo l’iter dell’Inchiesta Diocesana ha avuto, dunque, una vera
e propria svolta e la persona, le virtù, la santità e la spiritualità della Serva
di Dio sono emerse in tutto il loro fulgore.
Ma a onor del vero, il raggiungimento di questa tappa è stato preparato nel tempo
dall’impegno di tanti altri: da don Benedetto Calvi, mons. Reginaldo Giuseppe Maria
Addazi a mons. Giuseppe Carata che affidò ai sacerdoti Gustavo Morelos e Pablo Martin
Sainguiao, approdati negli anni ’70 a Corato, il compito di raccogliere le memorie
già presenti e i ricordi della Serva di Dio, sparsi nel territorio.
In seguito il testimone è passato alla “Pia Associazione Luisa Piccarreta, Piccoli
Figli della Divina Volontà” fondata a Corato da suor Assunta Marigliano che si è
fatta promotrice e attrice della Causa in questione. Inoltre, non possiamo non ricordare
lo zelo messo da mons. Carmelo Cassati soprattutto per il recupero nel 1996 degli
scritti presso la Congregazione Romana della Dottrina per la Fede, fino a giungere
ai nostri giorni, quando, nel 2000, con la venuta del nuovo arcivescovo, mons. Giovan
Battista Pichierri, è stato ridato il via alla Causa che, come già detto, aveva
avuto un lungo momento di stasi. Di tutto ciò sia lode a Dio!
DELLE TESTIMONIANZE RACCOLTE
Tutti i testi escussi sono stati unanimi e concordi, senza che vi sia stato alcuno
che si sia discostato dall’affermare la santità di vita trasparente dai suoi atteggiamenti,
dal suo pensiero e dalle sue parole; il tutto nella più grande semplicità e nello
spirito di nascondimento, frutto di vera umiltà.
Dalle deposizioni risulta che la quasi totalità dell’esistenza terrena di Luisa
è stata caratterizzata dalla sofferenza, accolta con gioia dalle mani del Signore
per partecipare ai Suoi dolori salvifici, pur supplicandoLo di risparmiarle segni
esteriori (per esempio, le stigmate). Circa l’identità della sua malattia resta
il dubbio, perché mai la scienza medica ha emesso una diagnosi precisa, o almeno
questo Tribunale non l’ha reperita.
Quello che Luisa soleva chiamare “il solito mio stato” di irrigidimento nelle ore
notturne, può interpretarsi come stato di rapimento in dialogo intimo col Gesù “paziente”,
dal quale ella rinveniva unicamente per obbedienza ad un sacerdote.
La sua giornata era dedita tutta alla preghiera e al lavoro di ricamo a tombolo,
da cui ricavava l’unica ed esigua risorsa per affrontare le indispensabili spese
per il mantenimento della casa e per il sostentamento della sorella e di qualche
persona addetta ai servizi domestici.
Le sue esigenze personali erano talmente minime da dirsi quasi inesistenti, tanto
povera era la vita che conduceva. Di cibo non aveva quasi bisogno, perché – al dire
dei testi – rimetteva nella quasi totalità ciò che ingeriva, senza danneggiare in
alcun modo la sua precaria salute e senza divenire ripugnante, per questo, a chi
l’assisteva. Tuttavia l’alimento principale della sua vita fu la SS. Eucaristia,
senza della quale non poteva vivere, così come lei stessa attesterà nella lettera
di implorazione del 13 agosto 1942, indirizzata al Santo Padre Pio XII per riottenere
il dono della Celebrazione Eucaristica in casa: “Unico mio conforto è stato ed è
Gesù Eucaristico”.
Del suo “solito stato” molti testimoni hanno deposto “ex auditu”, così pure del
fenomeno della sua alimentazione. Da ciò si ricava la estrema riservatezza che ha
sempre circondato la sua esistenza terrena.
La spiritualità caratterizzante la vita, il parlare e gli scritti della Serva di
Dio, fu il “fare la Volontà di Dio”, tanto da renderla “Piccola figlia” e nel contempo
“Missionaria del Regno della Volontà di Dio”.
Le esortazioni e i consigli a quanti l’avvicinavano erano sempre essenziali e con
piena convinzione di fede, alla luce della verità: “mio cibo è fare la volontà del
Padre”(cfr Gv 4,34), così come Gesù ha fatto e insegnato a pregare nel Pater.
Il fatto che abbia messo per iscritto (sia dettando che scrivendo di proprio pugno)
- ed in modo così prolifico - ciò che il Signore le andava suggerendo, non è stato
frutto della sua volontà ma semplicemente un atto di obbedienza impostole dagli
arcivescovi, dai sacerdoti, suoi direttori o confessori.
In vita Luisa Piccarreta fu più volte visitata, esaminata, osservata e interrogata
da autorità ecclesiastiche, da sacerdoti di spiccata cultura teologica e ascetica
e da religiosi piuttosto esigenti… ma restò perfettamente serena con sentimenti
di umiltà, venerazione, docilità ed obbedienza verso di essi; anzi, infondendo lei
stessa tali sentimenti nei sacerdoti e laici coinvolti nella sua vicenda.
Nel corso degli interrogatori ai vari testi, il Tribunale nominato dall’arcivescovo
ordinario ha trovato difficoltà a fare domande specifiche su ciascuna delle virtù
teologali, perché i testimoni facilmente e immediatamente nelle risposte sintetizzavano
testimonianze circa la fede, la speranza e la carità della Serva di Dio, nell’appellativo
“La Santa”, vedendo in questa qualifica la sintesi della trasparenza più lucida
nell’amore totale e di vittima verso Dio, verso il prossimo, della visione costante
delle “realtà celestiali, quasi vivesse nel cielo, della intimità con Dio anticipatamente”.
L’esercizio delle virtù cardinali e annesse, per quanto si evince dalle stesse deposizioni,
hanno formato in “Luisa la Santa” una personalità umile, povera e distaccata dai
beni della terra, vissuta in religioso silenzio e nascondimento, angelicamente e
con semplicità evangelica, obbedientissima. Sempre serena, laboriosa, sempre gioiosa
nonostante le continue sofferenze fisiche, affabile con quanti l’avvicinavano: quest’ultimo
aspetto costituì il segno fulgido della sua carità verso i fratelli. Luisa “non
possedendo né argento, né oro”, diede al prossimo ciò che aveva (cfr At 3,6), e
cioè, il suo consiglio, il suo sorriso e il suo conforto: era questa la sua eroicità
quotidiana che affascinava e la rendeva una testimone vivente. Non è stato abbastanza
evidenziato l’aspetto della sua incidenza in campo sociale nella sua Corato. Chi,
infatti, può quantificare il bene fatto da Luisa nell’insegnare ad innumerevoli
ragazze l’arte del tombolo, assicurando loro un dignitoso avvenire?
Pienamente rimessa alla volontà di Dio, fu docilmente rimessa alla volontà dei superiori
e specialmente all’Autorità Ecclesiastica sia Diocesana che della S. Sede, per nulla
turbandosi di fronte alla sorte e al giudizio emesso su alcuni suoi scritti dall’allora
Sant’Uffizio.
Per altri, ciò che avvenne nel 1938 sembrò una bufera che avrebbe cancellato la
sua spiritualità e i suoi scritti, ma per lei tutto andava letto alla luce della
volontà di Dio, “le cui vie non sono le nostre vie” (cfr Is 55,8).
In lei non ci fu nessun’ombra di lucro sia per quanto riguarda la categoria delle
persone che l’avvicinavano per implorare preghiere o favori dal cielo, tanto meno
dalla pubblicazione dei suoi scritti. A proposito, riporta una testimone: “Padre
Annibale Maria Di Francia, avendo pubblicato alcuni scritti di Luisa presso le sue
Tipografie, un giorno andò a Corato credendo opportuno di dare alla Serva di Dio
una certa somma del ricavato dalla vendita di tali scritti. Ma il Santo messinese
si trovò di fronte ad un assoluto diniego perché Luisa insisteva nel dire che ‘il
contenuto di quegli scritti non è opera mia ma di Gesù, quindi a me non spetta niente”.
Il Tribunale Diocesano nel sottoporre la Causa in oggetto all’esame della Congregazione
dei Santi, si permette di evidenziare l’attualità e convenienza di proporre la figura
e la spiritualità di Luisa Piccarreta ai fedeli dei nostri tempi e di quelli futuri.
È notorio quanto l’uomo contemporaneo, a seguito delle ideologie filosofiche, scientifiche,
sociali, politiche, psicologiche e antropologiche dei quasi tre secoli passati,
abbia rivolto la sua fiducia e speranza nella materia, nella scienza e nel progresso,
chiudendo il cuore all’amore e alla donazione di sé agli altri per amore di Dio,
fonte dell’amore, origine e unico fine della nostra esistenza e fonte della vera
felicità. Il processo di secolarizzazione e di desacralizzazione hanno determinato
il rifiuto di Dio, della sua Divina Volontà tutta protesa per il bene dell’umanità,
anche se avvolta nel mistero delle vicende storiche.
I tarli inoltre che minano la vera vita e felicità dell’uomo contemporaneo sono:
l’orgoglio, l’avidità dei beni temporali ed il consumismo, il prestigio, la ribellione
al dolore e a qualsiasi sofferenza, lo sfrenato divertimento, il capovolgimento
dei valori fondamentali umani e morali, la ribellione e la guerra ritenuti unici
mezzi per la giustizia; sfiducia che a volte sfocia in disperazione circa l’avvenire,
una religiosità di stampo individuale e personalistica, autonomie morali fino all’“etica
di situazione”. All’uomo così smarrito, e pur in cerca di valide soluzioni, va proposta
la vera figura di uomo nella dimensione trascendentale, confortato dalla speranza
di una migliore esistenza individuale e sociale sulla terra, alla luce delle verità
che sono via al cielo.
Questa è l’unica via da imboccare per il vero, auspicato progresso e per la pacifica
convivenza degli uomini. Il messaggio affidato da Cristo alla Chiesa è appunto quello
della volontà amorosa e misericordiosa del Padre, portato, vissuto e comprovato
dalla morte e risurrezione del Figlio, affidato all’azione misteriosa dello Spirito
Santo.
Cristo è l’unico Salvatore, l’unica speranza e fortunatamente - per quasi universale
consenso - gli uomini richiedono Lui, anche se inconsciamente. È Lui il Signore
della storia, ed è Lui, nonostante il fosco quadro sopra tratteggiato, che continua
a venirci incontro, ripetendoci: “Non abbiate paura! Io ho vinto il mondo” (Gv 16,33).
Gesù vive ed è operante nella sua Chiesa, e i suoi riflessi si ripercuotono nel
cuore degli uomini anche attraverso i luminosi esempi ed i confortanti incoraggiamenti
diffusi dai suoi santi, che mai mancano lungo il cammino della Comunità Ecclesiale.
Tra questi brilla la semplicità e la santità di vita della Serva di Dio Luisa Piccarreta,
che col suo “messaggio” si è fatta “Apostola della Divina Volontà”, quella stessa
che amò l’uomo nella creazione, nella redenzione in Cristo; Volontà Divina che ci
vuole tutti santi e salvi. La sua, però, non è una dottrina autonoma, ma una espressione
del Vangelo. Lei, infatti, non ha mai pensato di sostituirsi a Gesù, unico nostro
Maestro, Via, Verità e Vita.
Questo specifico messaggio è stato vissuto in prima persona da Luisa, che poi -
per sola obbedienza - ha messo per iscritto nelle sue opere, divenendo strumento
nelle mani di Dio. Basti pensare alla mole e alla diffusione dei suoi scritti nel
mondo, nei quali, contro ogni previsione, molti hanno scoperto lei, quale maestra
dei movimenti esteri e locali del Divin Volere. Perciò riconosciuta apostola e testimone
di fede, speranza e carità.
Luisa può essere definita anche “Apostola della sofferenza salvifica”. L’uomo contemporaneo
non solo non comprende ma fugge il mistero della croce del dolore e della sofferenza.
Luisa ripropone in termini popolari e con vitale esempio la Croce come rimedio e
salute del mondo. In lei la croce è dolore fecondo in unione al Cristo Crocifisso,
è dolore pieno di amore, è dolore volutamente nascosto; mai lamenti ma solo “Fiat”
come vittima di riparazione in favore degli uomini.
A quanti si rivolgevano a lei per implorare da Dio sollievo nelle pene della vita,
mai ha nascosto la via migliore, quella dell’accettazione della sofferenza.
Modello di una vita santa senza straordinarietà, Luisa si presenta come una “laica”
che vive nella ordinaria quotidianità lo spirito delle Beatitudini Evangeliche,
fondamento di tutte le virtù, divenendo stimolo per tutti a percorrere la stessa
via di santità, per così dire, ordinaria.
Questa umile creatura, anziana e perennemente giovane nello spirito e anche nella
freschezza della sua carne, pur martoriata dalla lunga ed inspiegabile malattia,
è tutta pace e innocenza con la luminosità e il candore verginale della sua persona
che non conosce e non ama nulla al di fuori dell’ottica di Dio.
A questo punto sarebbe interessante trattare l’aspetto di promozione vocazionale
presente nella vita di Luisa. Lo accenno solamente. Luisa fu pienamente felice di
essersi tutta data al Signore, fino alla privazione della salute: aveva dato tutto
a Dio per ricevere in cambio il “Tutto”, e di questa sua scelta di vita verginale
pienamente offerta, si fece promotrice, contagiando tante anime sia alla vita di
consacrazione nel mondo che alla vita sacerdotale e religiosa.
Fu esemplare di obbedienza e di sottomissione all’autorità della Chiesa. Quanto
bisogno c’è nella nostra epoca, segnata dall’anarchia e dal “non serviam” contro
ogni autorità, nella Chiesa, nella società, nelle famiglie, nelle nazioni della
sua testimonianza!
Come Gesù, così la Chiesa e il singolo battezzato devono crescere “in età, in sapienza
e in grazia dinanzi a Dio e agli uomini” (Lc 2,52) “fino alla perfezione… fino alla
piena maturità in Cristo” (cfr Ef 4,13) e realizzare l’esortazione dello stesso
Maestro Divino: “Siate perfetti come il Padre vostro celeste è perfetto” (Mt 5,48).
La Serva di Dio indica la via di questa perfezione nell’essere completamente orientati
dalla Volontà Divina, facendosi, come già ricordato, apostola di una via sicura
di perfezione cristiana. Seguendo questo percorso, si verifica un “crescendo” di
Dio nella creatura.
Per cui, umilmente, si ritiene che la figura, gli esempi, la fama di santità - già
diffusa lei vivente - e la caratteristica spiritualità della Terziaria Domenicana
in questione, possano essere e di grande giovamento alla Comunità Ecclesiale e di
fermento evangelico per l’umanità intera in cammino verso “cieli nuovi e terra nuova”
(Ap 21,1).
Penso di non essere in errore nel ritenere che il movimento e l’interesse mondiale
verso la Serva di Dio Luisa Piccarreta sia frutto e dono dello Spirito Santo per
l’affermazione sulla terra del Regno del Divin Volere, come voluto da Gesù, di cui
Luisa la Santa si è fatta missionaria, facendo sue le parole dell’apostolo Paolo:
“Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch’essi raggiungano la salvezza
che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è questa parola: se moriamo
con Lui, vivremo anche con Lui; se con Lui perseveriamo, con Lui anche regneremo”
(2 Tm 2, 10-12a).
|