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Luisa Piccarreta è un nome ancor oggi molto diffuso a Corato, cittadina pugliese
situata nell'entroterra del nord barese. Il 23 Aprile 1865, quarta di cinque figli,
nasceva qui colei che i suoi concittadini ancor in vita chiameranno "Luisa la santa".
Battezzata nella Chiesa Matrice lo stesso giorno, partecipò della vita che la sua
famiglia di origini contadine conduceva tra soggiorni in Paese e il duro lavoro
nella campagna murgiana. Appariva già singolare che questa bambina dedicasse molto
tempo a star nascosta per immergersi in lunghe meditazioni e preghiere. I genitori
non diedero molto peso a ciò fino a quando la fanciulla non manifestò un misterioso
e sempre più frequente malessere che la costringeva a letto. Incapaci di una diagnosi
certa, i medici non trovarono di meglio che suggerire la "visita" di un sacerdote,
Grande sorpresa destò al momento del segno di benedizione il suo ravvivarsi da quel
<<solito stato>> - come lo ebbe a definire nei suoi scritti - che si
ripresenterà fino alla morte e da cui potè ogni volta uscire nel medesimo modo,
ovvero con l'aiuto di un sacerdote. La sua formazione scolastica si fermò al primo
anno di scuola elementare. Fanciulla, racconta di aver visto Gesù curvo sotto la
croce che le chiedeva: <<Anima
aiutami!>>. E da quel momento,
rispondendo con il suo <<Fiat>>, divennero sempre più frequenti
i periodi trascorsi a letto fino all'immobilità completa per 62 anni.
La singolare condizione di questa creatura indusse l'Arcivescovo di Trani S.Ecc.za
Mons. Domenico Maringelli nel 1894 ad affidarla stabilmente alle cure spirituali
di Don Michele De Benedittis, designandolo confessore ufficiale.
Che cosa accadesse nell'animo di questa donna davvero singolare, accolta inizialmente
nella Pia Associazione "Figlie di Maria" e poi come Terziaria Domenicana col nome
di Maddalena, sarebbe rimasto nascosto a cuasa della sua estrema riservatezza di
cui circondava nondimeno i fenomeni mistici cui era soggetta e che ingenerarono
presto, com'è comprensibile dubbi e sospetti temerari.
Fondamentale risultò l'apporto del secondo confessore ufficiale Don Gennaro De Gennaro,
il quale - era il 28 febbraio 1899 - le chiese l'<<obbedienza>> di scrivere quanto il Signore
Gesù o la Vergine Maria le comunicavano. Solo allora Luisa si decise a vincere la
riluttanza nel rendere pubblica la sua esperienza interiore. Il risultato fu l'aver
vergato, con grande sforzo e non volentieri in 40 anni, 14.000 pagine di Diari
poi raccolte in 36 volumi, oltre a centinaia di lettere e altri scritti.
Il 14 settembre dello stesso anno, Gesù l'associa a sè definitivamente sposandola
misticamente sulla croce e donandole le stigmate che resteranno dietro insistente
richiesta di Luisa a Gesù, invisibili.
Un'idea di come si presentasse a quanti la incontravano, giungendo spesso da lontano,
l'ha lasciata S.Annibale Maria Di Francia, nominato dall'Arcivescovo di Trani, censore
ufficiale dei suoi scritti in vista della loro pubblicazione. Nella Prefazione
a lui attribuita al libro Orologio della passione, così la descrive: <<Questa sposa di Gesù crocifisso
che la notte la passa nelle estasi dolorose e nei patimenti di ogni genere, nel
vederla poi nella giornata mezzo seduta in letto, lavorando di ago e di spillo,
nulla, nulla trasparisce, il menomo nulla di una, che la notte abbia tanto sofferto,
nulla nulla di aria di straordinario, di soprannaturale. Invece la si vede in tutto
l'aspetto di una persona sana, lieta, e gioviale. Parla, discorre, occorrendo ride,
accoglie però poche amiche. Talvolta qualche cuore tribolato le si confida, le domanda
preghiere. Ascolta benigniamente, conforta, ma giammai si avanza a farle da profetessa,
giammai che accenni a rivelazioni. Il grande conforto che essa presenta, è sempre
uno, sempre lo stesso argomento la Divina Volontà>>.
La sua vita quotidiana si riassume, infatti, in poche note: la piccola stanza come
cappella e laboratorio di ricamo. L'Eucaristia suo unico cibo. Il letto come Croce.
Il "Fiat" come motto. Il parlare breve e sapiente, il suo esempio luminoso, fecero
di questa serafica sposa di Cristo, l'Aralda del Regno della Divina Volontà.
Ed è proprio il <<Divin Volere>> il centro della sua esperienza
mistica e di ogni pagina dei suoi scritti. Il linguaggio semplice e ricco di esempi,
racconti e immagini, spesso mediati da espressioni dialettali, cattura e dispone
l'anima di chi vi si accosta a scendere nelle profondità del Padre Nostro:
<<sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra>>
(Mt 6,10).
Quando il 4 marzo 1947 Luisa parte per la casa del Padre, Corato si ritrova, per
3 giorni, invasa da migliaia di pellegrini. Non è passato un anno e l'Arcivescovo
Mons. Reginaldo M. Addazi la dichiara Serva di Dio. Le sue spoglie saranno traslate
nel Santuario Parrocchia S. Maria Greca il 3 luglio 1963 ad opera dell'ultimo confessore
ufficiale Don Benedetto Calvi. Solo il 20 novembre del 1994 in seguito al "non obstare"
della Santa Sede, l'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie guidata da S. Ecc.za
Mons. Carmelo Cassati, in risposta alla richiesta della Pia Associazione "Luisa
Piccarreta P.F.D.V." in Corato ne aprì la Causa di Beatificazione e Canonizzazione.
Il 29 ottobre 2005 S. Ecc.za Mons. Giovan Battista Pichierri, ponendo fine all'indagine
diocesana sulla fama di santità con la raccolta di testimonianze e documenti, ha
rimesso il giudizio definitivo sulla Santità della Serva di Dio al Santo Padre.
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