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Credo che, dopo esserci nutriti della parola di Dio, del Pane vivo disceso dal Cielo
e del nutrimento corporale, credo che tutti stiamo meglio e credo anche che ci sentiamo
tutti fratelli, figli dell’unico Padre, famiglia di Dio. Vivere nel Divin Volere
significa proprio questo, essere Chiesa di Gesù Cristo, corpo mistico di Gesù, membra
di un unico corpo, il corpo di Gesù. Lo scopo, la finalità di ogni convegno, ogni
congresso è qui, in particolare questo 3° convegno internazionale della Serva di
Dio Luisa Piccarreta ha proprio lo scopo di essere uniti, concordi nel promuovere
la spiritualità del Divin Volere. Sarebbe una contro testimonianza se noi fossimo
divisi, ecco perché amavo sottolineare nella mia omelia l’importanza di partire
dall’Eucaristia, di nutrirci dell’Eucaristia per essere Eucaristia nel mondo. Luisa
Piccarreta è senz’altro un modello eucaristico. Ma, mi addentro subito in questa
relazione che non è lunga, è breve, proprio perché non si diventi parolai parlando
di Luisa, ma ricercatori contemplativi perché c’è tanto da scoprire attingendo dai
suoi scritti che costituiscono per noi il secondo impegno, ricordo quando ci siamo
trovati qui nel il secondo congresso internazionale, non eravamo tantissimi come
ora, eravamo una quindicina, però ricordo che prendemmo degli impegni ben precisi
e sostanzialmente erano due gli impegni: conoscere Luisa e non permettere di divulgare
i suoi scritti che richiedono un attento discernimento critico, viene richiesto
dagli stessi scritti, sapete, quel lavoro che fece allora il Padre Annibale, oggi
Santo, accompagnando nell’ esperienza di fede, da direttore di spirito Luisa. Quello
che fece per i primi diciannove diari è necessario farlo, oggi da parte nostra,
per il resto dei diari, sono trentasei perché richiedono davvero di essere approfonditi.
E allora inizio subito a trattare questo tema: la santità della Serva di Dio Luisa
Piccarreta. Se ne continuerà a parlare, ci sarà un documentario, ci sarà un altro
intervento, quello di Padre Pablo. Mi sembra importante questa premessa: il 20 novembre
1994 il mio predecessore, S.E. Mons. Carmelo CASSATI apriva il processo diocesano di beatificazione di Luisa Piccarreta. Il nostro pensiero va a lui
in questo momento e ci uniamo alle sue intenzioni, Mons. CASSATI è sofferente anche
lui in quest’ora proprio perché egli si possa un ire con la sua sofferenza a quanto
noi stiamo vivendo in questo convegno. Il Vicario ha un messaggio da leggere, quindi
mi dice il Vicario che ha telefonato, ha dato tutta la sua solidarietà, chiede scusa,
perché in effetti non può muoversi, non ha l’abilità facile, non dico di un giovanetto
ma almeno di un uomo, è sofferente proprio nelle gambe, nella deambulazione. E quindi
il 20 novembre 1994 Mons. CASSATI apriva, nella solennità di Cristo Re dell’Universo,
il processo diocesano per la ricognizione delle virtù eroiche della Serva di Dio
Luisa PICCARRETA. Egli dava ragione di questo atto, che rappresenta uno dei più
elevati nell’esercizio del magistero di un Pastore, esprimendosi in questo modo:
“…Quel Fiat, -l’abbiamo visto questa mattina in quella bellissima danza quando finalmente
è apparso il tema di quella danza: Fiat!- Quel Fiat che Luisa ripeteva continuamente
era un desiderio immenso di fare soltanto la volontà di Dio, e lei presentava questo
Fiat anche con l’immolazione di se stessa. Tantissimi anni, quasi tutta la sua vita,
circa settant’anni, in un letto e molte volte anche con dolori e alle prese con
tanta parte della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. - Pensiamo anche alle
prove che Luisa ha subito da parte del demonio - ...Agli occhi di Dio è stata la
vita di chi liberamente è salita sulla Croce e avendo conosciuto la Volontà di Dio
ha detto: "Eccomi, sia fatta la Tua Volontà, non tre anni, non tre giorni sulla
Croce, ma sessant'anni sulla croce di un letto. Questa immolazione, questa offerta
entra direttamente nel Calice della Passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo;
e Luisa diventa con la sua immolazione colei che ripara, che compensa i peccati
degli altri e allora questa vita diventa eroica. Dio l' ha voluta in vita soltanto
perché gradiva l'immolazione sua fatta liberamente e davanti a tanta generosità
non c'è da meravigliarsi allora se Luisa abbia avuto anche delle intuizioni particolari
come risulta anche dai suoi scritti... ... Non ci meravigliamo se Dio a un certo
momento dice: "Anima, mi vuoi dare una mano? La mia Redenzione certo basta, ma io
ho bisogno di altre anime che si associno a me in questo Calvario, in questa immolazione,
perché l'uomo non si stanca mai di offendere Dio..” Vi ho citato una parte che tenne
Mons. CASSATI ripresa da registrazione. Mons. Cassati poi esortava a lavorare secondo
i tempi di Dio e non frettolosamente, come può capitare a noi. Io ricordo quando
nella successione all’Arcidiocesi Mons. CASSATI mi parlava del processo diocesano
della Causa di Beatificazione di Luisa e mi descriveva la portata di questo fenomeno
e mi diceva: guarda tu noterai che Luisa è più conosciuta in America e in altre
parti del mondo che non a Corato. Che non nella Diocesi. Io mi chiedevo perché e
poi mi pare di aver capito il motivo: perché gli scritti sono volati in ogni parte
del mondo. Invece qui gli scritti sono stati tenuti con molta prudenza da Mons.
CASSATI, messi nella mani di censori teologi resi partecipi in quel consiglio diocesano
che egli volle costituire proprio per rendere tutte le diocesi partecipe di questo
fenomeno in attesa di una edizione critica, in modo che da quella edizione si possa
dire: questo risulta dagli scritti di Luisa. Se ci sono punti che richiedono approfondimenti
che possano aprire il fianco a critiche negative, ecco si sappia che Luisa non aveva
intenzione di far danno scrivendo quelle cose perché c’è un atto di sottomissione
così solenne all’autorità della Chiesa che, come voi già sapete, in un certo periodo
della sua vita requisì questi scritti e li tenne chiusi, poi furono riconsegnati
proprio per il processo canonico diocesano. Da quel 20 novembre 1994 sono passati
circa undici anni. II 29 ottobre 2005 avrò la gioia di dichiarare chiuso il processo
diocesano in ordine alla beatificazione della Serva di Dio "Luisa Piccarreta", mettendo
in evidenza le testimonianze sulla sua fama di santità eroica e della elevatezza
della spiritualità del Divino Volere, così come emerge dai suoi scritti che richiedono
ancora di essere pubblicati in edizione critica ed approfonditi nei loro contenuti
di fede riguardanti appunto la specifica spiritualità che esplicita e dà forza alla
richiesta contenuta nella preghiera del Signore Gesù: "Sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra" (Mt 6,10-11 ). In quel secondo convegno internazionale
due furono gli impegni: conoscere Luisa e quindi impegnarci a dare una biografia
critica, vi dirò abbiamo delle biografie che sono ben impostate, ma una biografia
critica non l’ abbiamo ancora, perché la biografia critica deve essere supportata
da testimonianze e questo finalmente lo potremo avere proprio chiudendo l’inchiesta
sulle virtù di Luisa. Dopodomani, ve ne parlerà poi il Postulatore. È stato fatto
un lavoro veramente certosino ed io ringrazio il tribunale ecclesiastico e il postulatore
che si è poi adoperato ad affiancare tutto quanto il tribunale aveva compiuto dando
la giusta forma, la forma canonica, perché ci sono delle regole , delle procedure
così chiare, così precise da parte della Congregazione dei Santi che bisogna rispettare,
se non si rispettano già si ha un no nella consegna dei documenti, dicono non è
secondo le norme e quindi respingono tutto indietro. Noi vogliamo far conoscere
Luisa attraverso una biografia critica. La conoscenza che voi avete è sostanzialmente
valida, buona, ma quella che potrete avere dopo la chiusura del processo sarà veramente
eccezionale perché è una biografia supportata da testimonianze. Secondo impegno
invece era quello di una edizione critica degli scritti. Circa la fama di santità
della Serva di Dio in base alle testimonianze raccolte, non c'è ombra di dubbio.
Io vescovo mi sono fidato del tribunale, mi son fidato del postulatore, li ho nominati
io, e quindi mi sento sereno, confortato da un lavoro condotto nella preghiera,
nello studio, con uno spirito di servizio per il Regno di Dio. Tutto quello che
è stato fatto dal tribunale, dal postulatore rientra appunto nel programma del Divin
Volere. Perché negli scritti ad un certo punto si legge quando dice Luisa: Ma, io
ho scritto ma che fine faranno questi scritti? E il Signore le fa capire: Non ti
preoccupare, ci sto io qui, arriverà il tempo quando tutto sarà messo in luce. Non
siamo presuntuosi, noi abbiamo ancora bisogno di conoscere Luisa e abbiamo soprattutto
bisogno di conoscere quello che il Signore ci chiede attraverso questo particolare
carisma del Divin Volere. Ora vorrei tratteggiare un profilo sintetico, e vien fuori
questa, direi, delineazione di Luisa PICCARRETA: Luisa Piccarreta (23.04.1865 -
04.03.1947) godeva, a voce di popolo, già in vita dell'appellativo di santa; e ancor
oggi, così è chiamata in Corato la sua città natale: "Luisa la santa". Ciò non costituisce
il voler prevenire l'inappellabile giudizio spettante solo all'autorità del Santo
Padre. Quando si dice Luisa la santa non si intende scherzare per i coratini, ma
si intende indicare quella creatura che i coratini sanno che ha vissuto per circa
settant’anni nella sofferenza facendo tutto il bene che il Signore ha voluto compiere
attraverso lei. È un giudizio spontaneo del popolo, colpito dalla semplicità, dalla
trasparenza e dalla bontà di Luisa. Luisa non è una barzelletta per Corato, state
attenti, è una creatura semplice, trasparente e buona. In Luisa non si sono mai
riscontrati clamorosi e straordinari fenomeni ostentati ad arte. Ha vissuto per
oltre settant'anni nella sofferenza, unita a Gesù sofferente, uniformandosi alla
volontà di Dio, alla quale si consacrò con voto di vittima e con la grazia da lei
voluta di non avere segni visibili nel corpo. Si parla anche delle stimmate nascoste
di Luisa, ma non apparivano, come apparivano a Padre Pio da Pietralcina, oggi San
Pio. Ha vissuto impegnata nel lavoro, a lei possibile, il lavoro del ricamo a tombolo,
circondata da allieve, in uno stile di povertà e di distacco assoluto dai beni terreni,
in un clima di continua preghiera. Si può dire: respirava in Dio. E la preghiera
è proprio questo: respirare in Dio, respirare con i polmoni di Gesù. Nella quotidianità
dei suoi doveri, un solo fenomeno straordinario: il regime della sua alimentazione
e quell' irrigidimento corporeo notturno che lei chiamava "il solito mio stato".
A dire di quanti l' hanno assistita, Luisa si alimentava pochissimo, senza danno
alcuno alla sua salute. Di una cosa non poteva fare a meno: della Santissima Eucaristia.
Racconta nella sua autobiografia che già adolescente, cito: “la Comunione diventò
la mia passione predominante. In essa accentrai tutti i miei affetti. Ero contenta
di sentire parlare Gesù, e quanto mi costò l'essere priva, perché ero costretta
dalla famiglia ad andare insieme alla masseria, dove dovevo restare per lunghi mesi
senza Messa e senza Comunione”. Certamente avete letto o leggerete quello che lei
chiedeva al Papa Pio XII, questa figlia della Chiesa perché non deve ricevere l’
Eucaristia, ammalata nel letto e quindi lei implorava dal Santo Padre il permesso,
l’ indulto che si potesse celebrare l’ Eucaristia accanto a lei. Alimentava la sua
vita interiore con la preghiera. Il suo colloquio col Divino Sposo si protraeva
lungamente nella notte provocandole l'irrigidimento delle membra, dal quale si poteva
riavere solo per obbedienza al sacerdote che si recava quotidianamente in casa per
la celebrazione della. S. Messa o per la Comunione eucaristica. Afferma don Benedetto
CALVI, ultimo confessore e impareggiabile diffusore della sua figura e dei suoi
scritti, cito: "Il suo lettino si cambiava in una meravigliosa cattedra dalla quale,
con sapienza e unzione divina, intimamente cambiava le anime. Non pochi uscivano
dalla sua stanzetta visibilmente mutati, stupiti e commossi, e...pronti a purificarsi
con una santa Confessione". E qui notiamo l’ apostolato di Luisa. È l’apostolato
dell’esempio. È l’apostolato del santo contagio. Parlerà di questo Paolo VI nell’
Evangelum Nuntianti, annunziare il Regno con la vita. Parlerà diffusamente Giovanni
Paolo II quando parlava e si continua a parlare di nuova evangelizzazione: annunziare
il vangelo con la vita. Questo faceva Luisa. La spiritualità che contraddistingue
la vita, il parlare e gli scritti della Serva di Dio è “vivere nella Volontà di
Dio”. Non tanto fare la Volontà di Dio, ma vivere nella Volontà di Dio, che significa
vivere con Cristo, in Cristo, per Cristo. Ogni spiritualità ha una tonalità che
si distingue dalle altre è che marca ancora di più il significato, il valore della
parola stessa di Dio. Ora la spiritualità di Luisa è proprio questa: far comprendere
in pienezza quello che diciamo nel Padre Nostro si faccia la Tua Volontà come in
Cielo così in terra. Sappiamo anche che nel Padre Nostro vi è tutto il programma
del Regno. Se tu vuoi esser santo traduci il Padre Nostro nella tua vita e certamente
sarai Santo. Ebbene Luisa ha tradotto il Padre Nostro nella sua vita dando una tonalità,
quella di vivere nella Volontà di Dio,attenti, non per sue capacità umane, ma perché
lo Spirito Santo l’ ha illuminata interiormente e le ha fatto gustare nella contemplazione
Gesù che è la Volontà del Padre donata a noi, quel Gesù che ci chiede di essere
inseriti in Lui come i tralci nel ceppo della vite. Allora vedete che Luisa non
ha la presunzione di dare una nuova rivelazione ma di far comprendere la divina
rivelazione con una accentuazione fortissima, che lo Spirito santo accende nel suo
animo, appunto quello di vivere nella Volontà di Dio. “Essere la piccola figlia
del Divin Volere”, “La missionaria del regno della Volontà di Dio”, alla luce dell'affermazione
di Gesù: "Mio cibo è fare la volontà dì Colui che mi ha mandato" (Gv 4,34). Ciò
che colpisce in Luisa è la sua imperturbabilità. Questo lo si dice di tutti i Santi,
nella vita di tutti Santi, leggendo biografie di santi critiche noi possiamo scorgere
questa virtù dell’imperturbabilità perché mi devo affannare, io sono nelle tue mani,oh
Padre, per cui nulla mi spaventa, nulla mi turba perché io sto in Te, con Te. Affrontò
sofferenza e prove sempre sorretta dal Divino Volere che ella andava comprendendo
sempre più attraverso le illustrazioni interiori e le parole che Gesù, suo unico
Maestro le diceva. Quanto lei ci ha lasciato scritto nei trentasei diari e nei libri
di pietà e di meditazione, costituiscono un vero e proprio itinerario di vita ascetica
e mistica che eleva l'anima di chi li legge, credente in Dio uno e trino con un
fervore sorprendente ed appagante. Mi ha commosso sensibilmente la testimonianza
di un confratello sacerdote il quale mi diceva quanto Luisa ci rende vigorosi nello
spirito, e non è l’unica testimonianza che io ho ascoltato. Il questi sei anni di
permanenza in Diocesi ho ricevuto tante visite da parte di tanti di voi provenienti
dagli Stati Uniti, dalla Colombia, dal Messico e da altre parti del mondo, ma anche
in Italia, penso Caserta, penso Brescia, penso Milano, i quali mi hanno sempre detto
questo, anche lasciando testimonianza scritte: Luisa mi ha convertito, Luisa mi
ha fatto capire cosa significa questa Volontà di Dio nella mia vita. “Maestra e
missionaria del Divino Volere”, lo propone non “con parole di sapienza umana” in
un areopago di sapienti della terra, ma come frutto del suo amore verso Dio e il
prossimo come umilissima donna del popolo con un grado di cultura appena elementare,
con un'esistenza quasi da seppellita e "nascosta con Cristo in Dio" (Col 3,3). Vedete,
gli scritti e la fatica che noi dobbiamo ancora affrontare organizzandoci, vi dico
subito che l’impegno grande che io assumo dinnanzi a voi in questo 3° convegno internazionale
è proprio questo. Mentre nel secondo vi dicevo vorrei mettere nelle vostre mani
una biografia critica, l’impegno che io dichiaro a voi, ed è quello che ci proponiamo
di raggiungere nel secondo, è darvi quanto prima una edizione critica degli scritti
di Luisa. Cominceremo da quelli più sicuri, perché abbiamo scritti su cui non c’è
dubbio perché è stato già fatto un lavoro di discernimento, però non un lavoro critico
e spero, attraverso una equipe di teologi di lavoro seria di potervela consegnare
man mano che si raggiungono i frutti maturi, ma mi auguro di potervi dare tutta
l’edizione critica sugli scritti di Luisa. Proprio perché possiamo offrire alla
Chiesa questo dono che Dio ha inteso fare attraverso questa piccolissima sua Serva
Luisa, dando serenità ai vescovi che hanno il compito del discernimento i quali
giustamente devono seguire i loro fedeli, i loro gruppi con grande attenzione, verificando
se gli strumenti che usano per la vita cristiana sono sicuri, sono conformi alla
divina rivelazione, al magistero delle chiese, in altri termini che non contengano
errori. La virtù sovrana di Luisa, vi parlavo di imperturbabilità che è grande e
lei dava serenità a tutti e lei incoraggiava tutti. Vedete Luisa è la donna della
speranza. Oggi la Chiesa in Italia sta annunciando Gesù Risorto speranza del mondo,
sottolineando la virtù della speranza. Luisa è donna della speranza e qui posso
dirvi che nel IV Convegno nazionale che si terrà a Verona l’anno prossimo proprio
sul tema: “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo.” L’organizzazione centrale
ha chiesto a tutte le regioni dei testimoni di speranza, soprattutto laici e la
regione Puglia ha accolto la mia proposta di dichiarare come donna della speranza
la Serva di Dio Luisa Piccarreta, insieme al Servo di Dio Don Pasquale Uva, sacerdote
della nostra Arcidiocesi. La virtù sovrana di Luisa è l'ubbidienza a Dio e al Magistero
della Chiesa. Non soltanto a Dio, ma alla Chiesa, voluta da Dio. Per ubbidienza
ella scrive; non si sognava mai questa creatura di dover scrivere, per lei era una
fatica enorme, ma l’obbedienza che gli viene data dal suo confessore la sottoponeva
a questo sacrificio. Quando l'autorità della Chiesa ritirerà tutti i suoi scritti
ella sottoscriverà questa dichiarazione: "Se la Chiesa considera falso tutto quello
che ho scritto, voi lo dovete considerare falso" (Cfr Atto di sottomissione scritto
da Luisa Piccarreta in data 19.10.1938 e inviato a Roma tramite l'Arcivescovo Giuseppe
Maria Leo). Il quale, anche lui fu obbediente nel consegnare tutti gli scritti di
Luisa, però rimaneva anche lui critico nel senso che diceva: “ma non mi spiego come
mai questa creatura illetterata abbia potuto tradurre questo pensiero così elevato”,
evidentemente c’era da seguire Luisa. Il Signore scrive diritto anche su righe storte,
si dice. E quindi, quello che si è detto questa mattina, il fatto che tutti gli
arcivescovi e ne siamo ormai sette, il fatto che tutti gli Arcivescovi hanno seguito
Luisa e si sono interessati di Luisa post mortem, anche questo un segno da saper
leggere. Dalla conclusione del processo si può ricavare questo profilo peculiare
della Serva di Dio: apostola della sofferenza salvifica. Sant’Annibale Maria di
Francia la definì: Vergine del Signore e colomba ferita che cerca il suo Signore.
Il riferimento magistrale a tale riguardo può essere l'enciclica di Giovanni Paolo
II “Salvificis doloris”. “L' uomo contemporaneo, che si fida nelle certezze delle
sue conquiste scientifiche, tecnologiche e sociali, rifugge dal mistero della Croce,
dal dolore, dalla sofferenza, interpretandolo quasi annichilimento della sua dignità;
per cui non comprendendolo, intende eliminarlo dalla storia (vedi ad es. eutanasia,
aborto, fecondazione artificiale, ecc.). In Luisa la Croce è dolore fecondo in unione
a Cristo crocifisso e sempre misticamente immolato nell'Eucaristia; è un dolore
pieno d'amore, volutamente nascosto e sempre in linea e in sintonia del fiat, pronunciato
da Maria a Nazareth e rinnovato sul Calvario. Maria santissima per Luisa è la creatura
nuova che pronuncia il fiat senza mai revocarlo. A quanti si rivolgono a lei per
implorare la sua preghiera a Dio per il sollievo delle proprie sofferenze indicava
la Via Crucis, le ore della Passione, da lei vissuta sino al suo "consumatum est"
in quel 4 marzo 1947". (Cfr. articolo del Postulatore d. Sabino LATTANZIO e del
Giudice delegato Mons. Pietro CIRASELLI, in Osservatore Romano del 04.09.2005).
Conclusione Crediamo di non esagerare se affermiamo che la Serva di Dio “Luisa Piccarreta”,
voluta dal Padre figlia nel Figlio, resasi docile e ubbidiente all'azione dello
Spirito Santo, costituisce per la nostra Chiesa diocesana e per quanti la conoscono,
e sono tantissimi sparsi in Italia, nelle Americhe, nella Colombia, nel Messico
in Asia e altrove; un modello di vita cristiana attualissimo nel nostro tempo bisognoso
di un supplemento di anima autenticamente cristiana. Come Pastore di questa diletta
Chiesa sento la responsabilità di far conoscere la spiritualità del Divino Volere
rettamente così come emerge dagli scritti della Serva di Dio esaminati alla luce
della Divina Rivelazione e del magistero della Chiesa; di indicare i suoi scritti
alle diocesi sorelle, laddove son presenti gruppi che si ispirano al Divino Volere,
rivolgendomi ai Confratelli Pastori, cioè i vescovi, i quali hanno il compito di
sorvegliare perché non si travisi il pensiero racchiuso negli scritti di Luisa,
accettando gli studi seri di teologi che li presentano con un apparato critico e
corretto secondo la sana dottrina della Chiesa; di rimettere alla Santa Sede il
giudizio definitivo sull'attendibilità di questo processo, che stiamo per chiudere,
e su un eventuale pronunciamento di beatificazione che noi auspichiamo solo per
la gloria di Dio e il progresso della vita cristiana nel nostro tempo. Come frutto
concreto di studio, di approfondimento, di sussidi validi per la comprensione della
spiritualità del Divino Volere secondo gli scritti di Luisa, che richiedono di essere
pubblicati in edizione critica segnalo alla nostra Chiesa diocesana e, se lo ritengono
opportuno i Vescovi propri, alle altre Diocesi: Le biografie storiche di Don Benedetto
Calvi. Quella parziale perché ne parla fino a 20 anni di Luisa di don Luigi D’Oria.
FIAT, Pensieri della Serva di Dio Luisa Piccarreta sulla Divina Volontà, a cura
di P. Berardino BUCCI o.f.m.capp. Riflessioni personali su alcuni brani degli scritti
di Luisa Piccarreta, a cura di P. Berardino BUCCI o.f.m.capp. Segnalo anche la biografia
di Padre Pablo Martin, qui presente. Santità di vita della Serva di Dio Luisa Piccarreta.
Spunti per la riflessione a cura del Sac. Sergio PELLEGRINI, parroco della chiesa
di santa Maria Greca dove si trova la tomba di Luisa e Assistente Spirituale dell'Associazione
“Piccoli figli della Divina Volontà” in Corato. Potranno venire altre pubblicazioni
però quello che io sento nella mia responsabilità, di dovervi dire, partiranno qui
dalla sorgente, dalla fonte, cioè dalla Chiesa arcidiocesana di Trani – Barletta
– Bisceglie - che sta presentando al Santo Padre il lavoro di ricerca. Io non do
firme ad altri, tutto ciò che viene esaminato da questa Chiesa Particolare e riceve
la mi firma questo è dono per tutte le Chiese sparse nel mondo. Sono a me pervenuti
altri contributi da parte di teologi di altre diocesi. Questi sono all'attenzione
del nostro Postulatore e dell’ equipe di lavoro costituita e potranno essere pubblicati,
se ritenuti conformi all'edizione critica degli scritti di Luisa, forniti di un
apparato critico che spieghi i punti contorti del pensiero della stessa Luisa Piccarreta.
Questo mio pronunciamento è solo per la maggior gloria di Dio e perché risplenda
la santità della Chiesa attraverso le buone opere dei figli di Dio. Amen.
Arcivescovo Giovanni Battista Pichierri
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